Ma un angelo custode viene in suo soccorso, un uomo che grida, ubriaco, l'assurdità di tutto ciò che vede intorno: la mafia che governa l'economia, la vacuità di famiglie di cartone dove i rapporti formali hanno prosciugato ogni altro significato, l'impossibilità di entrare in contatto col prossimo senza proporre ricatti. Un uomo che vede una via di fuga e gli offre una terza scelta: l'amicizia.
Violenza, degrado, sotterfugio. Religione: “Dovevo dar retta a mio nonno e aprire una chiesa lasciando che Gesù pagasse le rate usando i soldi di questi babbei”. Morale: “Mio padre andava sempre a votare, mio zio entrava e usciva dal carcere. Mio padre è morto di infarto, mio zio è morto in un incidente il giorno dopo.” Amore: “Mi stai dicendo che dovrei venire con te per vivere poveri?”
Il gioco di parole che si legge ovunque, scritto a pennarello nei posti più improbabili, spiega tutto: “As Wichita falls... so falls Wichita Falls” (che è anche il titolo di una canzone di Pat Matheny). Se il mondo ti crolla intorno, crolla via dal mondo. È proprio ciò che, nonostante gli sforzi di combattere, di riuscire, di adeguarsi, il protagonista sceglie di fare: andare via, abbandonare le rovine. E nel farlo salvare chi era lì per salvarci e ha scoperto di non averne la capacità.
Un film con diversi livelli di lettura, che può dare spago a interpretazioni che vanno al di là del semplice raccontare una storia, entrando nel campo di discussioni molto più ampie e profonde.
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